Flash back: quando e come è nata la tua scuola?
Nel 2010 io e la mia socia, Anja Schultz, siamo usciti dalla scuola dove avevamo lavorato per quasi trent’anni ed abbiamo deciso che sarebbe stato un peccato disperdere la nostra esperienza e i contatti di lavoro che avevamo acquisito negli anni.
La proposta di un caro amico di aprire una succursale fiorentina del Centro Italiano di Napoli è arrivata a risolvere ogni nostro dubbio.
Abbiamo inoltre avuto la fortuna di trovare un bellissimo appartamento al piano terra di uno dei palazzi più interessanti di Piazza D’Azeglio, provvisto di un fresco e verde giardinetto interno. Il palazzo è quello con la facciata dipinta e con un portone che riporta le immagini del drago e del diavolo, segni distintivi dei fratelli muratori, cioè i massoni.
Proprio di fronte alla scuola, dalla parte opposta della piazza, c’è la casa dove ha vissuto Pellegrino Artusi autore di La scienza in cucina e l’arte di mangiar bene. Sull’angolo invece che dà verso Piazza Donatello si trova l’Hotel Regency, nel palazzo dove era collocata l’Ambasciata inglese nel periodo di Firenze capitale. Insomma è una delle più belle piazze ottocentesche di Firenze e riassume in se vari aspetti storici e culturali di quel secolo.
Quando abbiamo aperto il Centro Italiano ci siamo dati l’obiettivo di differenziare l’offerta della nostra scuola da quella delle altre scuole di Italiano fiorentine e abbiamo cercato di raccogliere intorno a noi sia un pubblico italiano che straniero. Il progetto era quello di arrivare a costituire un centro culturale internazionale, unendo ai corsi di lingua e cultura italiana per stranieri corsi di fotografia, grafica pubblicitaria, video produzione e di arte classica, come scultura e pittura.
La scuola è situata ai margini del quartiere di Santa Croce, da sempre tra i più prolifici di laboratori e botteghe artigianali. È bastato fare un giro di questi negozi, incontrare le ultime generazioni di artigiani che le conducono, per produrre una lunga serie di proposte di formazione “a bottega”.
I nostri artigiani non sono più competitivi con i loro prodotti in un mondo globalizzato ma possiedono una conoscenza e un’arte nelle proprie mani che costituisce il loro tesoro e che è particolarmente apprezzata dai nostri studenti.
Per quello che riguarda la presentazione della scuola abbiamo sempre privilegiato i contenuti rispetto all’immagine, abbiamo da sempre posto la massima attenzione ai metodi e al materiale didattico.
Il pubblico straniero che è interessato all’apprendimento dell’Italiano vede la lingua come uno strumento per conoscere la società, la storia e l’arte italiana.
Quasi nessuno tra i nostri studenti apprende la lingua italiana per ragioni di lavoro, tutti sono appassionati del nostro Paese ed amano la cultura, la moda, il design, la cucina e i vini che produciamo. La motivazione è principalmente di tipo intellettuale per cui dobbiamo rispondere con un metodo di insegnamento che parta dai bisogni linguistici di un pubblico adulto interessato a varcare la “soglia” comunicativa per cui possa stabilire un rapporto diretto con i parlanti la lingua nativa.
Abbiamo sempre privilegiato i contenuti rispetto all’immagine, abbiamo da sempre posto la massima attenzione ai metodi e al materiale didattico.
— Andrea Moradei
Presente: qual è una caratteristica specifica della tua scuola adesso, un tratto distintivo, un aspetto peculiare.
La nostra scuola è piccola, abbiamo solo 5 aule, quindi abbiamo in contemporanea un numero limitato di studenti.
Possiamo così dedicare molta attenzione ai nostri ospiti. Diciamo che siamo un po’ una bottega artigiana per l’insegnamento della lingua e cultura italiana.
I partecipanti sono principalmente costituiti da persone adulte, fortemente motivate all’apprendimento della lingua, vista come uno strumento di conoscenza della società e della cultura italiana.
L’ atmosfera del centro è assolutamente informale, docenti, studenti e personale amministrativo comunicano in maniera amichevole con l’uso del “tu”, per facilitare l’apprendimento e per diminuire le difficoltà di espressione degli studenti. La lingua può essere anche un gioco, uno strumento per creare legami e per giocare con gli altri partecipanti alle lezioni.
L’importante è superare la paura di sbagliare e lasciarsi andare, a correggere gli errori ci pensano, in maniera lieve, gli insegnanti. La cosa non è sempre facile per un pubblico adulto, abituato a considerare l’errore come una inadeguatezza personale.
La nostra scuola offre inoltre la possibilità di lavorare all’interno di un istituto in cui sono presenti studenti italiani, che seguono corsi di fotografia, grafica pubblicitaria, video produzione e arte varia.
In alcuni casi le lezioni sono frequentate da entrambi, per esempio il corso di fotografia, che è tenuto in Italiano e in Inglese.
Esiste poi la possibilità di seguire il lavoro degli artigiani presenti nel quartiere di Santa Croce, sia nella forma di dimostrazione breve, massimo due ore, sia nella forma di tirocinio formativo di una settimana o vari mesi.
Infine il verde, davanti alla scuola ci sono i giardini di Piazza D’Azeglio, frequentati da famiglie con bambini, studenti delle scuole medie e superiori, adulti che leggono, corrono e semplicemente conversano, mentre dietro alla scuola c’è il nostro bel giardino interno, attrezzato con tavoli e sedie dove è possibile studiare, lavorare o prendere un caffè.
Siamo un po’ una bottega artigiana per l’insegnamento della lingua e cultura italiana.
— Andrea Moradei
Una parola italiana a cui sei particolarmente legato
Bìschero, dal sito dell’ Istituto della Enciclopedia Italiana fondata da Giovanni Treccani
Sostantivo maschile [etimo incerto]. – 1. Negli strumenti musicali a corda, spina di legno o di metallo (detta anche pirolo, cavicchio, caviglia), girevole con forte attrito in sede conica; serve a dare la necessaria tensione alla corda, una cui estremità è avvolta intorno a essa. 2. Nell’uso volgare Toscano… è anche voce popolare di ingiuria o di rimprovero, nel senso di stupido, sciocco e simili (e in questo significato ha anche il femminile bischera). Diminutivo bischerèllo, bischerétto; spregiativo bischerùccio; peggiorativo Bischeràccio.
Quante volte, specialmente nei diminutivi più affettuosi e scherzosi l’avrò sentito risuonare per le strade di Firenze. Quante volte genitori affettuosi si soni rivolti ai propri bimbi con questo epiteto, che dovrebbe essere offensivo ma che in realtà in questo contesto risuona quasi come una lode verso fanciulli che con i loro scherzi e atteggiamenti ironici rendono le vita più leggera e più divertente a chi li circonda.
BìscheroQuante volte genitori affettuosi si soni rivolti ai propri bimbi con questo epiteto, che dovrebbe essere offensivo ma che in realtà in questo contesto risuona quasi come una lode
— Andrea Moradei


