Flash back: quando e come è nata la tua scuola?

Era il 1984 quando Alberto e Patrizia, con un gruppo di amici e amiche, dopo un’esperienza nell’alfabetizzazione degli adulti hanno cominciato con la scuola di Italiano per stranieri.

Non c’erano studenti anglofoni, solo tedeschi, svizzeri, austriaci. Erano gli anni in cui i Birkenstock non erano di moda, li portavano solo gli stranieri del Nord Europa con il calzino bianco d’ordinanza che faceva inorridire i più.

Io sono arrivata una decina di anni più tardi, e nello stesso periodo sono arrivati studentesse e studenti dagli Stati Uniti, dalla Gran Bretagna, dall’Australia, dall’Est Europa… Con i nuovi mercati si è aperta la fase  internazionale che ci caratterizza oggi.

Il nostro modo di lavorare non è poi così cambiato. Si impara facendo, passeggiando, mangiando insieme, all’insegna di relazioni il più possibile informali, anche se nei gruppi non mancano le personalità del cinema, della diplomazia o del business  in incognito. Da noi il titolo o lo status non contano.

Oggi lo hanno brandizzato come “turismo esperienziale”… Ma quando hanno cominciato Alberto e la sua allegra banda di insegnanti e sognatori insegnavano divertendosi, facendo cose insieme ad amici stranieri appena conosciuti. A noi che abbiamo ereditato la loro passione, oltre che la scuola, piace pensare che lo abbiano inventato loro. E cerchiamo di continuare a lavorare con la stessa passione e la stessa voglia di conoscere il mondo attraverso i nostri studenti e le nostre studentesse

Erano gli anni in cui i Birkenstock non erano di moda, li portavano solo gli stranieri del Nord Europa con il calzino bianco d'ordinanza che faceva inorridire i più.

— Silvia Celli

Presente: qual è una caratteristica specifica della tua scuola adesso, un tratto distintivo, un aspetto peculiare.

La scuola è nata come un progetto condiviso fra amici, chi l’ha fondata non aveva idea di cosa fosse un business plan.

Ovviamente le cose sono cambiate con il tempo, la scuola si è ampliata e strutturata sempre di più e sempre meglio, fino a diventare una realtà aziendale vera e propria, ma questo approccio familiare è rimasto.

Non ci sono e non ci saranno tag con il nome dell’insegnante o dello studente o studentessa, i nomi sono scritti nella memoria di ognuno, come deve essere in una vera comunità.

La scuola è nata come un progetto condiviso fra amici

— Silvia Celli

Una parola italiana a cui sei particolarmente legata

Condivisione,
perché sono convinta che le cose non si fanno mai da soli.

Mi piace pensare alla nostra scuola come all’equipaggio di una barca, a una squadra sportiva, a un team di ricerca.

Va da sé che quando dico scuola non intendo solo direzione e insegnanti, ma anche e soprattutto studentesse e studenti.

Con loro condividiamo esperienze in un’ottica di scambio continuo e reciproco.